Ho voluto raccogliere alcune domande che negli anni mi sono state poste dai pazienti, ma anche da amici e conoscenti…

 

 

 

Se io ho un problema, come fa lo Psicologo ad aiutarmi se non ha mai vissuto un problema analogo?

Lo Psicologo utilizza i suoi strumenti, le sue competenze, la conoscenza che ha dei problemi psicologici peraiutare la persona a conoscere meglio le proprie difficoltà.

Se lo Psicologo partisse dai problemi che lui ha risolto, non potrebbe offrire altro che le sue soluzioni, senzauna reale comprensione della situazione specifica.

Il lavoro psicologico consiste piuttosto nel chiarire i termini della questione e nell’aiutare l’utente a capire lemotivazioni delle sue difficoltà e successivamente a scegliere la strada migliore per lui.

Come fa a non condizionare con la sua esperienza il lavoro con il paziente?  Può l’esperienza dello Psicologoinfluire negativamente sul lavoro con il paziente?

Lo Psicologo sa bene che a volte ci sono problemi che non è facile spiegare, o che non è facile capire se non li siconosce. Ma sa anche che la cosa più importante è il punto di vista di chi vive quella determinata situazione.

Quando abbiamo un problema di cui non troviamo soluzione, la prima cosa che desideriamo è di essere ascoltati attentamente, perché sappiamo che quel problema, seppure comune, non è uguale a quello di nessun altro,dato che è il nostro.

L’ascolto  attento  è  uno  strumento  specifico  a  cui  lo  Psicologo  è  formato,  e  permette  di comprenderecosa è importante per chi racconta.

Lo Psicologo utilizza nello stesso modo l’empatia, cioè la capacità di comprendere che cosa accade all’altroidentificandosi con lui. Leggendo un libro o guardando un film chiunque di noi capisce che cosa prova ilprotagonista, anche se magari non siamo stati sul Titanic mentre stava affondando.  Si  tratta  di  una  competenza  umana,  che  viene  affinata  nella  professione psicologica.

Come fa a capire se dico la verità o se mento?

Allo Psicologo non interessa se quello che viene detto dalla persona che si reca da lui sia la verità in sensoassoluto oppure no. Ciò che interessa realmente è quello che la persona sente, pensa  e  come  vive  una determinata  situazione,  sia  essa  presente  o  passata  o  anche  solo immaginata. Quindi, per lo Psicologo,quello che sta dicendo è vero, in quanto esprime quello che la persona pensa, sente e vive rispetto a quello chesta raccontando. L’incontro con lo Psicologo inoltre si configura come una relazione d’aiuto, liberamente cercatadalla persona, e  si  basa quindi sulla costruzione, nel tempo, di un rapporto di fiducia, che consentirà,eventualmente, di effettuare una riflessione sul bisogno che la persona può avere avuto di modificare la realtàdei fatti vissuti.

Come lavora lo Psicologo? Parla o sta zitto? Pone solo domande o dà indicazioni? Sei tu che parli o è lui che conduce?

Sono molti i modi in cui lo Psicologo può lavorare e cambiano a seconda del tipo di modello teorico e praticoscelto, intorno al quale si organizzano gli obiettivi e le fasi del lavoro. Alcune differenze  metodologiche dipendono  anche  dalle  aree  e  dai  contesti  nei  quali  si  configura l’intervento.

Lo strumento principale dello Psicologo  è il colloquio psicologico: si tratta di una modalità particolare di colloquio che ha come obiettivi quelli di mettere la persona a proprio agio, di aiutarla  a  presentare  il  problema,  ascoltandola  molto  attentamente  ed  attivamente,  di esplorare il modo di vedere le cose ed i  vissuti associati, di mettere a fuoco gli scopi che si vogliono raggiungere, di analizzare possibilità diverse.

All’interno di questo contesto lo Psicologo può utilizzare domande, indicazioni, prescrizioni, inviti  alla riflessione,  tecniche  di  rilassamento,  tecniche  di  presa  di  coscienza  corporea  o strumenti specifici come itest.

Quando ci si approccia ad uno Psicologo si deve comunque tenere presente che non si avranno consigli o  prescrizioni così come avviene da un medico: il processo psicologico si basa su una collaborazione tra il cliente,che si mette in gioco parlando di sé, ed il terapeuta, che mette a disposizione le proprie competenze. Le  risposte ai problemi portati dal paziente sono quindi costruite insieme da entrambi all’interno della relazioneterapeutica.

Qual è la differenza tra uno Psicologo e un amico? 

L´amicizia è un valore fondamentale per ognuno di noi, ci consente di crescere come individui e di  acquisire competenze  sociali  attraverso  il  continuo  confronto  con  l´altro.  Ad  un  amico solitamente ci si rivolge peravere un consiglio, per risolvere le piccole crisi che quotidianamente affrontiamo ed è la persona in grado di ascoltarci e di darci un parere carico di emozioni e basato  sul  legame  affettivo.  Molte  persone,  pensando  ad un  colloquio  con  uno  Psicologo, immaginano di fare due chiacchiere con un amico con il quale potersi sfogarema, a differenza di un amico, lo Psicologo è un professionista della salute e, in quanto tale, utilizza strumenti specifici, intervenendo in qualità di osservatore esterno che non giudica e non dà consigli.

Rispetto alla relazione di amicizia,  un tratto distintivo del rapporto terapeutico è quello della asimmetria,dell’assenza di giudizio e delle  competenze tecniche.

Gli strumenti principali di intervento  sono  la  relazione,  il  colloquio  clinico  e  i  test,  che  consentono  allo Psicologo  di individuare  le  possibili  cause  di  una  difficoltà  e  di  mettere  in  atto  possibili  strategie  chefavoriscano il cambiamento.

Come fa ad aiutarmi uno che non mi conosce?

E’ la stessa domanda che ci si può porre rivolgendosi a qualunque professionista che metta a disposizione la  propria competenza per aiutarci. Lo Psicologo impara a conoscere chi ha di fronte  attraverso  gli  strumenti  propri  della  professione  ed  attraverso  un  atteggiamento empatico, che permetta all’utente di sentirsi accolto  e quindi di aprirsi. La non conoscenza precedente l’instaurarsi di un  rapporto professionale  tracliente  e psicologo  è richiesta dal codice deontologico. Non conoscere lo Psicologo tutela la persona epermette la situazione di riservatezza necessaria ad una relazione emotivamente accogliente e professionale,favorendo l’espressione dei propri disagi senza sentirsi condizionati o imbarazzati.

Quando e perché una persona dovrebbe rivolgersi ad uno Psicologo?

Ogni volta che sperimenta un senso di sofferenza profondo, e le sembra di non vedere alcuna via d’uscita.  O ancora,  quando  prova  forti  emozioni  che  fa  fatica  a  gestire,  come  uno  stato  di agitazione  o  di  paura,  di tristezza  o  di  angoscia,  emozioni  che  non permettono  di  vivere serenamente la propria quotidianità. Spessoinvece la maggior parte delle persone crede che ci si debba rivolgere ad  uno Psicologo solo se si è “matti”, se sihanno disturbi conclamati, come ad esempio la depressione o i disturbi  d’ansia. Si fa ancora fatica ad accettareche possono essere molti i momenti di crisi e di difficoltà che si possono incontrare nel corso della vita erispetto ai quali ci si può sentire disorientati.

Oggi viviamo in una realtà sociale che, rispetto al passato, appare più complessa. Ciascuno di noi è chiamato asoddisfare esigenze e richieste che a volte difficilmente riusciamo a combinare tra loro. Basti pensare allanecessità di conciliare gli orari di lavoro con le esigenze familiari, in particolare quelle dei figli. Di fronte a questepressioni, sentirsi insoddisfatti e scontenti è molto comune. E il livello di stress cui si è sottoposti può già da soloessere causa di difficoltà e di malessere.

Vi sono  poi  dei  momenti  di  crisi  che  potremmo  considerare  del  tutto  fisiologici,  in  quanto semplicemente   provocati  dal  cambiamento  e  dalla  conseguente  necessità  di  riadattarsi  e riorganizzarsinel passaggio da una fase all’altra della nostra vita, come per esempio l’ingresso dei figli nella fase adolescenzialeo semplicemente nel sistema scolastico.

Quindi è evidente che, accanto a situazioni particolari e problematiche che si prolungano o si ripresentano neltempo, possono emergerne tante altre che, pur nella loro “normalità”, possono diventare causa di problemi e disofferenza psicologica.

La particolare relazione, fondata sulla capacità di ascolto, che si instaura con lo Psicologo può aiutarel’individuo  innanzitutto a prestare attenzione alla propria sofferenza, per poter portare avanti quello che puòessere considerato, a tutti gli effetti, un tentativo di guarigione spontanea della psiche che, se inascoltato o male interpretato, può trasformarsi in un disturbo vero e proprio.

In questo senso, quindi, l’intervento dello Psicologo, nelle prime fasi del disagio, svolge anche una funzione  di  prevenzione,  poiché  evita  che  semplici  momenti  di  difficoltà  si  cronicizzino  in comportamenti disfunzionali,inadeguati alla soluzione del problema e essi stessi fonte di ulteriori difficoltà.

Una volta affrontato un problema con uno psicologo, ci “vacciniamo” anche  per quelli che potranno capitarci in futuro?

Sicuramente affrontare un momento di crisi insieme ad uno Psicologo ci permette di approfondire e migliorare laconoscenza di noi stessi.

Innanzitutto, abbiamo la possibilità di riflettere su quello che ci sta succedendo e sul significato che questo haper noi. Inoltre, possiamo imparare a riconoscere i nostri punti di debolezza e quelli di  forza;  le  strategie  di gestione  più  utili  per  fronteggiare  un  problema;  le  cose  dalle  quali dobbiamo proteggerci e quelle cheinvece ci rafforzano e ci mantengono nel benessere.

Questa consapevolezza e  questa conoscenza, una volta acquisite e interiorizzate attraverso il lavoro clinico,rimangono a disposizione nel corso della vita come strumenti da poter riutilizzare in caso  di necessità. Quindi,  un  lavoro  psicologico  non  ci sottrae dalle sofferenze future,  ma ci permette di essere più preparati adaffrontarle  e,  soprattutto, ci consente di farlo con minor dispendio di energie.

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