GLI INGANNI DELLA NOSTRA MENTE AI TEMPI DEL COVID-19

di Dr.ssa Gamberini Anita


“Il Covid-19 non esiste”

“Il Covid-19 è stato creato in laboratorio”

“Se metti la mascherina sei vittima del regime di dittatura sanitaria”

“É tutta colpa del 5G”

“E’ facendo i tamponi che veniamo contagiati”

“Il vaccino anti-influenzale ci inserisce un microchip che ci controllerà nel tempo”.

Queste e molte altre, purtroppo, le false notizie che stanno circolando sul Covid-19. 

Ma da dove ha origine tutta questa confusione e queste false credenze?

Va detto innanzitutto che ciò che è accaduto e sta accadendo è qualcosa a cui nessuno di noi era emotivamente preparato. Una situazione che ha inevitabilmente  scatenato incertezza e paura. 

Da qui nasce l’esigenza  di risposte, che però la popolazione ha sin dal principio  preteso essere certe ed immediate, ignorando quelli che sono i tempi della scienza.

Se a ciò aggiungiamo che alcuni addetti ai lavori hanno ceduto alla tentazione di offrire comunque delle risposte… Ecco che arriviamo alla confusione di informazioni sulla pandemia.

È mancata una comunicazione autorevole univoca e scientifica. 

E si è assistito ad una miriade di opinioni di medici e virologi.

Opinioni. 

Non evidenze scientifiche. 

Opinioni.

E in un momento di paura e di insicurezza ancorare la mente al reale e alla scienza sarebbe stato meglio.

Non cedere alla pressante richiesta dei media e della popolazione sarebbe stato più produttivo e avrebbe creato meno confusione.

Dire NON LO SAPPIAMO è in questi casi  un atto di grande professionalità. 

 

Un meccanismo che influenza il proliferare di false credenze è quello della dissonanza cognitiva, quella tensione o disagio  che si prova quando abbiamo due idee opposte e incompatibili, o quando ciò che facciamo contrasta con le nostre credenze. 

Per eliminare questa situazione scomoda il pensiero incongruente viene cambiato, o vengono aggiunte giustificazioni in suo favore. 

È quello che per esempio accade con il fumo: pur conoscendo ormai i suoi danni al fumatore incallito sarà ben capitato di dire a se stesso “conoscevo gente che fumava un pacchetto al giorno ed è morto a 95 anni!”.

Ed è quello che sta accadendo con il Covid-19: assistiamo per esempio a comparazioni tra le morti da Covid-19 e altre situazioni (per esempio influenza o incidenti stradali). 

Si tratta di un grande errore metodologico derivato  dal bisogno di ridurre l’impatto della dissonanza cognitiva percepita. 

Un altro errore a cui stiamo assistendo è il credere che il nesso temporale coincida con il nesso causale. 

Per il solo fatto che 2 eventi sono temporalmente vicini non significa che l’uno sia causa dell’altro.

Se prendiamo l’ombrello per uscire e poi effettivamente inizia a piovere non penseremmo mai che sia stato l’atto di uscire con l’ombrello a provocare  la pioggia! 

Questo errore però lo sta commettendo chi sostiene per esempio che il 5G sia correlato al Coronavirus, per il solo fatto che il virus ha iniziato a circolare mentre si assisteva all’installazione di antenne 5G.

Un altro fenomeno di cui dobbiamo essere consapevoli è ciò che viene chiamata la “teoria delle finestre rotte”.

Phillip Zimbardo negli anni ’70 ha condotto un interessante esperimento: vennero posizionate due macchine abbandonate, una in un quartiere povero e conflittuale, l’altro in una zona ricca e tranquilla.

Il risultato fu che la macchina che si trovava nella zona povera, dopo poche ore si trovava già in pessime condizioni, mentre quella lasciata nel quartiere più ricco, preservava le medesime condizioni di quando vi era stata messa. E fin qui si potrebbe pensare  che siano povertà e l’emarginazione ad indurre il comportamento deviante. Ma l’esperimento andò oltre: si decise di rompere  il vetro della macchina che si trovava in perfette condizioni. Il risultato? La macchina venne ridotta come quella che si trovava nel quartiere povero.

La conclusione finale fu che la causa non risiede nella povertà, ma nel fatto che il vetro rotto di un’auto abbandonata trasmette l’idea di disinteresse e noncuranza che crea un sentimento di mancanza di leggi, di norme e di regole. Il vetro rotto porta a pensare che tutto sia ammesso. In tale situazione, ogni danno subito dalla macchina riafferma e moltiplica l’idea vandalica.

Vi state accorgendo di come lo stesso fenomeno sia avvenuto nell’uso delle mascherine o nel mantenimento delle distanze? Se in un luogo  sono troppe le persone a non indossare o ad indossare la mascherina in  maniera scorretta, o a non mantenere le distanze, siamo portati al rischio di omologarci allineandoci verso il basso. 

Il disordine quindi chiama disordine, ed incentiva comportamenti negativi. 

Nei social mi sono imbattuta troppo spesso in notizie false (le cosiddette fake news) e ho assistito in prima persona alla velocità con cui queste venivano condivise. 

Immediatamente. 

Senza verifica. 

Senza approfondimento. 

Senza sincerarsi della loro evidenza scientifica. 

E purtroppo anche da parte di professionisti sanitari.

È importante adottare un atteggiamento scientifico, non cedere al pensiero veloce (che è inconsapevole, intuitivo, istantaneo, emozionale, sintetico, automatico e poco faticoso) e utilizzare il pensiero lento che, come dice D. Kahneman   è invece consapevole, analitico, deduttivo, e richiede concentrazione e fatica. 

I social non vanno demonizzati certo , ma non possono divenire la nostra unica fonte di informazione.

E allora se anche un nostro caro amico o parente pubblica un post, prendiamoci qualche minuto per verificarne l’attendibilità. 

E prima di condividere una notizia sui social verifichiamo sempre che la fonte sia attendibile.
E diffidiamo dei professionisti che prendono posizioni “estreme” o al di fuori dalla comunità scientifica. 

La ricerca  viene portata avanti da team internazionali ed eventuali scoperte di rilievo sono pubblicate su riviste scientifiche e non di certo  su YouTube o tramite Whatsapp o con post su Facebook.

In conclusione: negazionismo, complottismo e, più semplicemente, le  false credenze che stanno riguardando ora più che mai la nostra salute, provocano danni importanti. 

La disinformazione sulla salute può infatti esacerbare i focolai del virus aumentando i comportamenti a rischio.

Ma la cura, almeno per questo, fortunatamente c’è. 

Ed è il pensiero scientifico.

Perchè, come dice Piero Angela “bisogna tenere la mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra”!